Articolo n° 10
È da qualche mese che navigo sul Web in cerca di alternative ai "social dei miliardari"... Tuttavia, ho come l'impressione che passando ai mondi Open Source (legati al Fediverso...) si passi spesso dalla "padella alla brace".
In generale si ripropone la solita questione che solleva quel polverone sulla gestione di Internet e su cosa la rete fornisca realmente ai suoi utenti. Avevo già scritto in passato che le promesse di un Internet gratuito per tutti si sono rivelate promesse da marinaio: il business finanziario privato si è impossessato di questi mezzi telematici (e servizi) per trasformarli nel solito campo di battaglia economico/digitale.
Il mito della gratuità e i costi reali
Purtroppo, anche chi prova a proporre qualcosa di realmente svincolato dalle logiche del profitto deve scontrarsi con la realtà: nulla è gratis, perché ci sono costi infrastrutturali ineludibili. Dal punto di vista tecnico, mantenere un'alternativa indipendente significa affrontare spese vive:
- Il Server: È l'hardware fisico, il computer che deve restare acceso 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. Questo comporta un consumo costante di corrente elettrica e la necessità di manutenzione (se il server è di proprietà) o un canone mensile di affitto.
- L'Hosting e il Provider: Anche se il software è libero (Open Source), bisogna pagare un fornitore di servizi (il Provider) per lo spazio che occupa il sito e per la larghezza di banda necessaria a farlo navigare velocemente.
- Il Dominio: L'indirizzo web (il "nome" del sito) non è gratuito; va acquistato e rinnovato annualmente presso i registri internazionali.
Oltre l'ideologia
Chi abita i mondi del Fediverso non può campare di sole ideologie utopiche... Se non sono gli utenti a pagare il conto (come succede parzialmente anche nei social commerciali in abbonamento), devono essere gli amministratori o le comunità a farlo attraverso donazioni o autotassazione. Senza una base economica solida, anche il progetto più etico del mondo rischia di spegnersi quando arriva la bolletta elettrica o la fattura del provider. Anche questi apparenti svincoli digitali, purtroppo, hanno un prezzo fisico e monetario che non può essere ignorato.
Il limite della progettazione: l'improvvisazione tecnica
Oltre ai costi, c'è un problema di qualità e competenza. Spesso, a mettere in piedi queste piattaforme non sono progettisti con "cognizione di causa" o esperti di sistemi complessi, ma persone che, con qualche anno di studio di informatica, si improvvisano "creatori di mondi digitali".
Il risultato è evidente:
- Sistemi ridotti all'essenziale: Spesso si tagliano funzionalità utili (e/o indispensabili) solo per non appesantire troppo i server o per incapacità di gestire carichi di dati elevati.
- Bug e instabilità: Quello che nasce come un'alternativa finisce per essere uno "scimmiottamento" mal riuscito dei social commerciali, con malfunzionamenti che rendono l'uso frustrante.
- Mancanza di visione d'insieme: Saper scrivere del codice non significa saper gestire un'infrastruttura che sia comoda, utile nelle sue funzionalità e fluida per l'utente finale.

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