Post n° 55
Dieci anni (circa) dovrebbero essere sufficienti affinché un ecosistema artificiale, come un laghetto ornamentale, raggiunga il suo equilibrio. Tuttavia, quando la progettazione ignora le leggi fondamentali dell'idraulica, dell'ecologia e della biologia, il tempo non fa che esacerbare i difetti originari. Le immagini che analizziamo oggi presentano un caso di studio emblematico: un bacino che, nato con scopi probabilmente estetici (e ittici), si è evoluto in una "fogna a cielo aperto". Attraverso un'analisi dei fotogrammi visibili, identifichiamo gli errori capitali di questa realizzazione.
Un laghetto sano richiede un flusso costante che garantisca l'ossigenazione e il trasporto dei nutrienti. Osservando l'immagine (pubblicata qui sopra) appare evidente la mancanza di un adeguato sistema di circolazione. L'acqua è immobile, piatta, priva di quella vitalità che deriva dal movimento.
La portata in ingresso è insufficiente (rispetto alla volumetria del bacino). Questo sbilanciamento è il peccato originale: senza un ricambio d'acqua frequente e proporzionato, il bacino smette di essere un laghetto e diventa una vasca di raccolta. L'acqua ristagnante accumula calore e perde rapidamente ossigeno, innescando processi di putrefazione che portano a un odore sgradevole descrivibile per chi vi passa vicino – un sintomo inequivocabile di anossia (mancanza di ossigeno).
L'immagine mostra il risultato visibile di questa immobilità: una massiccia proliferazione algale. Questo fenomeno, noto come eutrofizzazione, è causato dall'eccesso di nutrienti spesso derivanti dalla decomposizione di materia organica presente e anche buttata appositamente in acqua, come l'erba residua tagliata li attorno. Tutto questo, unito alla luce solare e all'acqua già ferma di suo. La coltre verde che copre la superficie non è solo antiestetica, ma soffoca ulteriormente il bacino, bloccando la luce e consumando l'ossigeno residuo durante la notte.
La conformazione del fondo (livellata e piatta "come una vasca da bagno"), aggrava la situazione. Un laghetto ben progettato prevede zone a profondità differenziata e sponde degradanti (e/o dissolventi in pendenza) che favoriscono la piantumazione di specie acquatiche diverse, essenziali per la fitodepurazione naturale. Un fondo piatto e uniforme favorisce l'accumulo omogeneo di sedimenti putrescibili su tutta la superficie, rendendo la pulizia difficile con la mancanza di un qualsiasi equilibrio ecologico possibile.
La presenza di un tubo di plastica grezzo non solo è antiestetico (lasciato a vista sulla sponda), ma è il simbolo di una realizzazione approssimativa con una integrazione paesaggistica distopica. Anche il muro perimetrale in sasso, pur essendo un elemento costruttivo tradizionale, se non integrato da una corretta impermeabilizzazione e da un sistema di drenaggio posteriore, può diventare un punto di debolezza, permettendo infiltrazioni indesiderate o non trattenendo adeguatamente l'acqua, a seconda della sua funzione. In questo contesto, appare come un altro elemento isolato, non coordinato con il resto dell'opera. La percezione di un "muro realizzato senza criterio (e/o integrazione ambientale), come da me definito, deriva proprio dalla mancanza di coerenza estetica e funzionale dell'insieme.
Questo laghetto, a dieci anni dalla sua creazione (circa), non è una vittima del tempo, ma della sua stessa progettazione. L'assenza di un calcolo idraulico corretto per il ricambio dell'acqua, la scelta di una geometria del fondo inadeguata e l'uso di materiali e finiture di basso livello hanno condannato l'opera fin dal principio. Risolvere questa situazione richiederebbe un intervento radicale di riprogettazione, che parta dal ripristino di un flusso idrico adeguato, passi per la rimodellazione del fondo e arrivi alla scelta di materiali estetici e funzionali. Fino ad allora, questo specchio d'acqua rimarrà un monito su come la mancanza di competenza tecnica e visione d'insieme possa trasformare un sogno paesaggistico in un incubo ambientale.
Il declino di questo laghetto (che sta divenendo un acquitrino sporco e puzzolente) è la conseguenza diretta di una totale incompetenza nella pianificazione ecologica, biologica, idraulica e strutturale. Qui sono stati commessi diversi errori di realizzazione: un fondo piatto e livellato come una vasca da bagno, una grandezza eccessiva - in rapporto alla misera portata d'acqua in entrata - e, infine, un muro (con relativo scarico) realizzati in maniera completamente errata, anche dal punto di vista estetico. Il totale ristagno dell'acqua (putrida e puzzolente) diventa l'incubatrice per i ditteri. Mi domando se questa piccola area ora sia già a rischio sanitario...
Pubblicazione: Lunedì, 29 Giugno 2026


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