L'illusione della libertà: Decostruzione di un Dogma Retorico

Post n° 61



Quando sento sempre dire - da parte di certe persone poste a ruoli istituzionali - la frase: "i valori della libertà" provo delle forme sentimentali (ed emotive) che oscillano tra l'ilarità e il senso di nausea, in quanto mi rendo conto che questi individui, non solo stanno mistificando i propri simili, ma finiscono per spingere le persone in forme anarchiche, perché in effetti, più ti illudi di sentirti "libero" e più ti senti privo di obblighi e di doveri. Quindi il liberismo è anche un'ideologia che porta a un liberal-libertinismo (come sostengo ormai da alcuni anni...). E i fatti - alla fine - si palesano, perché la gente è sempre più rincoglionita nel pretendere diritti senza contro-bilanciarli con i doveri.

Al di là di questo "trucco semantico" che può essere esercitato anche in maniera inconsapevole (perché profuso anche attraverso una retorica non ragionata, quindi divulgato da gente che parla e scrive di libertà senza aver ragionato sul termine stesso...), si può constatare che, solo chi studia sul senso intrinseco del termine stesso, può avere la padronanza di esso. Gli altri accettano passivamente le retoriche delle eloquenze da parte di retori, sofisti, demagoghi e compagnia bella...

Io invece, un giorno, ho voluto "interrogare il termine", ho voluto chiedermi se a livello pratico, pragmatico e reale, questa libertà è possibile (oppure no) per un essere umano. Ebbene non lo è, giungendo addirittura a conclusione che, probabilmente, solo il nulla è la forma massima di libertà possibile. Scrivo probabilmente perché nemmeno il nulla è possibile (per ora). Ma il nulla, paradossalmente sarebbe la non condizione, la non forma ideale per contrastare l'inutile assurdità dell'esistenza stessa. Per arrivare a concludere che l'esistenza è qualcosa di inutile, occorre fare molti esercizi di ragionamento... esercizi di ammirazione per raggiungere il culmine di una lucida disperazione (mixando un po' le rilfessioni cioranesche...). Per ora mettiamo da parte questi esercizi riassumendoli nella forma esplicativa in cui solo il nulla annullerebbe le contraddizioni, i paradossi, le aporie e le agnosticità della quale l'esistenza stessa ne è la manifestazione intrinseca... per lo meno nella forma in cui l'uomo non accetta il ciò che è... perché, se l'essere umano avesse accettato (in maniera passiva) il ciò che era, fin dai primordi, allora non ci sarebbero nemmeno stati problemi simili sui quali dibattere... Ma noi, strane scimmie ideologicamente mutanti, nulla abbiamo accettato dell'esistenza e tutto abbiamo sempre voluto mutare, per poi alla fine nulla cambiare realmente... L'esistenza rimane tale anche se si può manifestare in forme infinitamente differenti... Per ora fermiamoci all'esistenza della materia, perché quella dello spirito per me è solo manifestazione mistificatoria del cervello umano... una mera convinzione consolatoria... nulla di più... Lo so, questo scritto può essere "molto pesante da digerire" ma personalmente ho smesso di aver fiducia nell'esistenza stessa da diversi anni... forse anche da quando sono nato... chissà...

Questa esistenza - che si manifesta a noi - è così piena di limiti... un pianeta limitato e finito... un pianeta non espandibile all'infinito... leggi fisiche limitate e finite... sempre quelle, mai mutano... è tutto così piccolo e soffocante per me... Già proprio io che non credo nella libertà... e questo perché non credo nelle mistificazioni umane... non reputo il cervello umano come qualcosa di intelligente... L'intelligenza per me è solo possibile nella non esistenza... per il resto noi siamo solo esseri che sfruttiamo qualsiasi sfruttabile possibile solo per soddisfare le nostre convinzioni, le nostre mistificazioni... per darci solo un altro giorno di "senso" nel nostro restare in vita...

Ho divagato anche fin troppo, ora dobbiamo tornare al tema del blog... Il termine "libertà"... questa parola deriva dalla mistificazione di oppressione che il cervello dell'uomo percepisce come a un qualcosa di vincolante al suo manifestarsi pienamente. Si tirano in ballo quindi i vincoli che sono appunto delle condizioni che impediscono il manifestarsi totale dell'ente o dell'essente. Ma allora basta anche un solo vincolo a far sì che la libertà non sia attuabile? La risposta è sì. Quindi se basta anche un solo vincolo al fine che la libertà non sia possibile possiamo definire ora lo stato (o la condizione) di libertà: la libertà è possibile quando si ha il totale o assoluto svincolo da ogni vincolo. Si ha libertà quando un ente o un essente è totalmente privo (o svincolato) da vincoli. La libertà è il totale o assoluto svincolo da ogni vincolo. Basterebbe solo questa definizione per comprendere quanti vincoli di dipendenza (e interdipendenza) ha l'essere umano, la vita in generale e l'esistenza stessa, per arrivare a concludere che il termine libertà è mera ideologia mistificatoria.

Ecco perché nei miei testi precedenti affermavo che la libertà deve essere un 1 oppure è uno 0 e al 100% altrimenti non puoi essere nella condizione di libertà. Per esserlo devi avere rigorosamente il 100% di libertà, altrimenti tutto il resto non è libertà, ma solo un ottenimento parziale (o quantitativo) di un certo numero di svincoli. Un altro fattore importante - per ottenere il 100% di libertà - è che i vincoli devono essere infiniti. Io, per aver libertà, posso essere e non essere in un'infinità di modi differenti, quindi devo ottenere un numero infinito di svincoli perché se ci fosse anche solo un miliardesimo di vincolo io non posso manifestarmi al 100%.

Quindi non esiste una parziale percentuale di libertà, vi deve essere una una piena percentuale di svincoli. E ora quali parametri di vincolo (e/o quanti vincoli) ha l'essere umano? Moltissimi... Pensiamo solo che, per rimanere in vita deve dipendere dall'aria che respira, dall'acqua che deve bere, dal cibo, dal Sole... Un ente o un essente se fosse realmente libero non avrebbe dipendenze perché in questo caso i vincoli sono proprio rappresentati dalle dipendenze fisiche, genetiche o strutturali che l'ente stesso ha per sé. Facciamo un esempio: se fossi libero non dovrei dipendere dal Sole, o dall'aria che respiro... se fossi libero non dovrei preoccuparmi di mangiare o bere... se fossi libero potrei andare sott'acqua senza nessun strumento supplementare... se fossi libero potrei volare senza alcun mezzo... Capire che la libertà implicherebbe un numero talmente elevato di svincoli che il suo numero arriverebbe a infinito... Se fossi nella condizione di libertà dovrei manifestare il mio essere in un numero infinito di modalità differenti... Potrei anche decidere di nno essere o plasmare la mia forma, diventando invisibile... c'è un elenco pressoché infinito di cose che potrei fare se fossi realmente in una condizione di libertà... Capite ora che il termine libertà è qualcosa che rasenta la favola? Io posso ragionare e/o vivere solo nei limiti delle leggi fisiche e giuridiche che quel determinato luogo mi propone. Quindi anche il "libero arbitrio" è il medesimo discorso. L'arbitrio c'è sì ma non è libero, è vincolato dalle leggi che l'uomo ha stabilito per quel vivere in una determinata modalità sociale...


Pubblicazione: Venerdì, 04 Settembre 2026