Un Tuttologo Produce Ricchezza ?

Post n° 52


Viviamo nell’era dell'opinionismo assoluto. Chiunque oggi si può creare (anche in casa) una postazione di Home Recording Audio/Video e, collegandosi con il resto del mondo, può dare il via alle sue mistificazioni sociali... Ma facendo ciò ci si imbatte in un paradosso macroscopico: per criticare - con un certo "rumore di fondo" il sistema sociale - stiamo solo aumentando il volume del rumore stesso... come se non bastassero la TV e la radio a fare questo... Ci lamentiamo – spesso a ragione – dei salotti televisivi (e radiofonici) pieni di "pinionisti di professione" che, per tirare a campare, speculano su qualsiasi speculabile possibile... polarizzano il dibattito e occupano spazio mediatico senza mai proporre qualcosa di risolutivo o utile... 

Allora si pensava che internet sarebbe stata una "cura" ma, a distanza di anni, dobbiamo guardare in faccia la realtà: la cura si è rivelata peggiore del male. Non abbiamo eliminato i tuttologi... li abbiamo moltiplicati in misura esponenziale !! Il meccanismo dei social network premia la reazione, la provocazione, l’indignazione un tanto al chilo; fa guadagnare chi accumula clic, chi monetizza con le visualizzazioni, spendendo le proprie giornate a commentare i fatti del giorno senza averne alcuna competenza specifica... Il lunedì si parla di geopolitica, il martedì di macroeconomia, il mercoledì di riforme strutturali... Tutti sanno tutto di tutti ma nessuno lo deve sapere (cit. film - La Patata Bollente...). Tutti giudicano tutto... Ma se una nazione (o più nazioni) si trasformano in un immenso "talk-show" dove tutti commentano e nessuno produce, da dove arriveranno le risorse per mandare avanti il Paese?

Il grande dilemma: lo YouTuber crea davvero valore? A questo punto sorge spontanea una domanda (che scuote le fondamenta stesse del mercato digitale moderno...): fare lo YouTuber o il "Content Creator" crea veramente ricchezza per un Paese? Lo crea principalmente dal punto di vista individuale (sempre se si riesce a creare un'attività estremamente redditizia...). Chi ha successo può spostare capitali pubblicitari, può vendere sponsorizzazioni e può creare un micro-indotto... Ma se guardiamo la cosa con una lente macroeconomica, il quadro cambia drasticamente. Lo YouTuber, nella stragrande maggioranza dei casi, non produce un bene o un servizio che migliora il sistema sociale di una nazione perché produce materiale virtuale. Si limita a ridistribuire una fetta della torta pubblicitaria esistente, intercettando l'attenzione delle persone.

Il Cortocircuito Economico

Se un idraulico ripara una tubatura, ha risolto un problema reale e ripristinato valore. Se un ingegnere progetta un ponte, ottimizza i trasporti. Se uno YouTuber produce un video di venti minuti in cui critica la TV o commenta l'ultima notizia di cronaca, sta consumando il tempo (e l'energia mentale) di migliaia di cittadini che, in quelle stesse ore, non stanno producendo nulla. Il dilemma si fa ancora più profondo quando l'attività dello YouTuber consiste unicamente nel fare il "critico del sistema". Si crea così un circuito chiuso in cui si genera profitto privato parlando dei problemi del mondo reale, senza però spostare di un millimetro la soluzione di quei problemi. È una ricchezza fluttuante, volatile, che si regge interamente sulla distrazione di massa...

Il rischio di diventare ciò che si critica

La riflessione più amara è proprio questa: chi oggi decide di aprire l'ennesimo canale YouTube o l'ennesima pagina social per "smascherare il sistema", attaccare i "giornalai", fare critiche politiche o sociali spesso non si accorge di stare alimentando lo stesso identico meccanismo. Se per combattere la "fuffa digitale" produciamo altra fuffa (anche se di segno opposto), stiamo solo facendo il gioco dell'algoritmo. Stiamo rubando altro tempo e altra attenzione a cose che meriterebbero davvero di essere vissute o costruite nel mondo reale. Il rischio concreto è quello di scambiare l'attivismo da tastiera o la "reazione video" per un contributo utile alla società. Non lo è. È solo altro rumore che si aggiunge al caos circostante. La vera resistenza è il lavoro ben fatto. Se tutti fanno gli opinionisti o i creatori di contenuti, chi farà il lavoro vero? La vera forma di ribellione oggi non è l'ennesimo post di denuncia o il video-sfogo su YouTube. La vera resistenza al declino culturale ed economico consiste nel "tornare a zappare la terra...." Sottrarre tempo al circo delle opinioni futili per investirlo in competenze concrete, nella produzione di valore tangibile, nel supporto reale alla propria comunità. Meno talk show personali, meno tuttologia, più sostanza. Perché di parole siamo già annegati; di ricchezza reale, invece, c'è un disperato bisogno.


Pubblicazione: Giovedì, 28 Maggio 2026

Nessun commento:

Posta un commento